Babies il film: un baby-reality in 4 parti del mondo
di Teresa Barone
Il 7 maggio esce negli USA il film-documentario “Babies”, idea originale del regista Thomas Balmès dedicata a tutte le famiglie. I protagonisti sono quattro bambini che interpretano loro stessi, nati in quattro diverse zone del mondo e ripresi durante il primo anno di vita. Una sorta di reality cinematografico che mette a confronto il modo di tirare su i figli di quattro coppie di neo-genitori.
Stati Uniti, Giappone, Mongolia, Nambia. Ecco i paesi nativi dei piccoli inconsapevoli attori, filmati per circa 400 giorni e 400 ore. Già guardando il trailer si intuisce l’abisso che separa lo stile di vita delle quattro famiglie, a partire dal modo di “trasportare” fisicamente i neonati fino alla maniera di lavarli e cullarli.
A San Francisco la piccola Hattie maneggia un cellulare già a pochi mesi, mentre Ponijao in Nambia gioca con i sassi sulla terra.
Mari, nata a Tokio, maneggia cd con le sue manine paffute sullo sfondo di grattacieli modernissimi, mentre Bayar in Mongolia viene cullato da una gallina.
Ma anche l’amore dei genitori per i figli cambia in base ai paralleli e meridiani?
La risposta è certamente NO e le immagini del documentario non fanno altro che confermarlo. Un neonato che fa il bagnetto in una tinozza all’aperto non è certo meno amato di una bimba che fa una doccia calda tra le braccia del papà.
Non importa dove nasce una nuova vita: se questa è desiderata il nuovo arrivato avrà due persone pronte a proteggerlo e accudirlo, dovunque.
Con la geografia cambiano le usanze e le tradizioni, ma il significato di famiglia è universale.








