L’uovo di Pasqua: un gioco che stimola la curiosità
di Teresa Barone
Come ogni anno anche in questo 2010 è arrivata la Pasqua, festività molto attesa dai piccini che non vedono l’ora di scartare le tradizionali uova di cioccolato!
Ma sarà ancora appropriato chiamare questi dolci “tradizionali”?
Ormai la cioccolata pasquale si trova in commercio sotto forma di qualsiasi cosa, conigli, pulcini, pesci e persino mucche, spesso realizzate da abilissimi pasticceri.
E pensare che tempo fa, in alcune regioni d’Italia, si usava regalare ai bimbi uova vere di gallina preparate sode e decorate in vari modi, spesso semplicemente cotte al forno con il pane intorno.
Nella maggior parte dei casi un bambino inizia a interessarsi all’uovo di cioccolato intorno ai 18 mesi, momento in cui può sperimentare liberamente il gusto di questa prelibatezza e, soprattutto, può dedicarsi alla sorpresa contenuta al suo interno.
È a partire da questo momento che la mamma non avrà più pace mentre cerca di fare la spesa al supermercato, alle prese con un frugoletto urlante e determinato ad arraffare uno di questi involucri colorati dall’aspetto invitante.
Il momento dell’apertura dell’uovo di pasqua ricorda un po’ il gioco delle scatole cinesi, utilissimo per stimolare i sensi e la fantasia dei piccoli. La ricerca di un gioco nascosto dentro qualcos’altro suscita infatti emozioni particolari e fa nascere il desiderio di avventurarsi alla scoperta di oggetti nuovi.
Alla base di questo celebre “dolce con regalo” c’è in realtà un concetto molto semplice, un metodo di apprendimento molto usato anche nei nidi di infanzia e basato sulla necessità dei bimbi di “conoscere” attraverso il tatto. Strappare, frugare, cercare, sono tutte azioni che permettono ai bambini di dare sfogo alla loro innata curiosità!








